9 Aprile 2024
13:00

La storia dell’evasione fiscale nel nostro Paese: dall’Unità d’Italia a oggi

È il 1861 ed è appena nato il Regno d'Italia, ma con l'Unità nasce anche un altro problema: l'evasione fiscale, fenomeno causato dal rialzo di tasse e imposte. Oggi l'evasione ammonta a quasi 100 miliardi di euro secondo il Governo, vediamo in questo articolo come siamo arrivati a questa situazione e se stiamo migliorando.

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La storia dell’evasione fiscale nel nostro Paese: dall’Unità d’Italia a oggi
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È il 1861, è appena nato lo Stato Italiano e con esso una delle più grandi piaghe del nostro Paese. Un problema che ha reso, e rende tuttora, la nostra economia molto più debole: l’evasione fiscale. Le ragioni sono da ricercare nell'ampio costo che i nostri governi dell'epoca hanno dovuto fronteggiare, elemento che li costrinse ad aumentare tasse e imposte. Oggi, secondo il Governo, l'evasione fiscale in Italia vale quasi 100 miliardi di euro.

L'evasione fiscale in Italia dopo l'Unità

Partiamo dall’inizio, è il 1861 e i piemontesi hanno unificato l’Italia. I costi del neonato Stato italiano sono altissimi, perché serve creare un apparato amministrativo, costruire infrastrutture e far fronte a spese militari molto alte. Infatti, all’epoca l’Italia aveva diversi territori ancora occupati dall’Impero Austro-Ungarico (dal quale ci siamo liberati completamente solo dopo la Prima guerra mondiale) e Roma era ancora in mano al Vaticano. Insomma, la guerra era sempre dietro l’angolo. Tant'è vero che poi, nel 1866, ci sarà la Terza guerra d’Indipendenza con l’Austria e nel 1870 la Breccia di Porta Pia, cioè la presa di Roma da parte del Regno d’Italia.

Questo fu un contesto sociale, economico e geopolitico che portò lo Stato ad avere un disperato bisogno di risorse finanziarie.

Introduciamo ora un altro elemento: non tutti erano contenti dell’unità d’Italia e di contribuire alla creazione di questo nuovo Stato unitario. Di conseguenza, il rischio di rivolte, nel caso di tassazione troppo alta, non era da sottovalutare.

Quindi, la situazione è che lo Stato deve per forza aumentare la tassazione perché ha bisogno di soldi. Ma se lo fa rischia di creare malcontento e rivolte, mettendo a rischio anche l’Unità d'Italia stessa.

Cosa hanno fatto i governi dell'epoca?

I governi dell'epoca hanno alzato nel tempo la tassazione sperando che più gente possibile pagasse, senza però perseguitare troppo gli evasori per limitare il rischio di creare troppo malcontento.

In uno studio della Banca d'Italia è emerso che nel 1871 un piemontese pagava il 42% di imposte in più rispetto al periodo preunitario. Un romano il 63% in più, un napoletano il 125% in più e addirittura un lombardo il 130% in più.

Cosa succedeva a chi non pagava le imposte

Di fatto, a chi non pagava le imposte, non succedeva nulla. Questo perché è vero che la tassazione era altissima, però la dichiarazione dei redditi era di fatto un’autocertificazione in cui si poteva scrivere quello che si voleva e, come se non bastasse, i controlli erano scarsi e spesso difficili da portare avanti per questioni burocratiche. Chiaramente i governi non hanno risolto il problema per il motivo che dicevamo prima, se avessero perseguitato troppo gli evasori, vista anche l’elevata tassazione, avrebbero avuto un rischio di rivolte troppo alto.

Il risultato di tutta questa difficile situazione è stato che le entrate fiscali non erano mai abbastanza. Questo costrinse i governi ad alzare ulteriormente la tassazione, incentivando a loro volta ulteriore evasione fiscale.

Inoltre, è in questo periodo che vennero introdotte anche delle imposte indirette (cioè che colpiscono di fatto tutti indistintamente, un esempio attuale sono le accise sulla benzina e l’IVA). La più famosa dell’epoca è probabilmente l’imposta sul macinato. Questa imposta fu pensata proprio per risanare le finanze pubbliche. C’è una frase di Quintino Sella, ministro delle Finanze dell’epoca, che permette di capire bene quale fosse la linea dei governi dell'epoca: “Imposte, imposte, null’altro che imposte”.

Il problema era che non sapevamo come avere più entrate senza alzare le imposte e favorire di conseguenza l’evasione fiscale.

I condoni fiscali come finanziamento e soluzione all'evasione

In questa drammatica situazione i governi hanno fatto i condoni. Si tratta di provvedimenti che il Governo può emanare facendo sì che i debitori nei confronti dello Stato possano pagare meno del dovuto eliminando in parte, o totalmente, l’imposta o la tassa dovuta.

I condoni permettevano di alzare le entrate fiscali dello Stato senza aumentare le imposte e riducendo, di fatto, anche l’evasione fiscale. Inoltre, un altro motivo che incentivò molto l'uso dei condoni fu che non creavano dissenso e malcontento nell'opinione pubblica, cosa molto importante in quel periodo storico.

Il problema sarebbe stato parzialmente risolto in questo modo, o almeno così sarebbe stato se i condoni fossero stati utilizzati con criterio e un numero limitato di volte. Il problema è che dal 1861 a oggi sono stati fatti più di 80 condoni, numeri alla mano in media circa uno ogni due anni.

Perché i condoni sono un problema per le finanze pubbliche

Il problema intrinseco dei condoni (se usati troppo) è che le persone si abituano al fatto che potranno pagare meno del dovuto in un secondo momento.

Comunque, questo sistema di alta tassazione, alta evasione fiscale e numerosi condoni è un problema che di fatto abbiamo ancora oggi, anche se non dobbiamo sottovalutare qualche miglioramento dovuto, per esempio, all’utilizzo dei pagamenti elettronici.

L'evasione fiscale in Italia oggi

Spesso si sente dire che l’Italia è il Paese che evade di più. Tuttavia, ci sono delle cose da chiarire. Infatti, sicuramente siamo un Paese che evade molto, il Governo italiano stima circa 100 miliardi l’anno. Però, non è semplice né determinare il reale valore dell’evasione, né fare confronti con altri Paesi, perché varia il metodo con cui l’evasione viene calcolata.

In ogni caso, per dare dei numeri, nella Relazione sull’economia non osservata e sull’evasione fiscale e contributiva del 2023 leggiamo che l’evasione nel 2019 era di 99,6 miliardi di euro. Già buono essere sotto i 100 miliardi. Perché per fare un esempio, nel 2018 l’evasione era di 102,5 miliardi circa e nel 2017 di 109 circa. Il trend è buono. Nel 2020 era, secondo sempre le stime del Governo, di 86,9 miliardi. Ma lì il dato è influenzato dalle chiusure del 2020.

Le ragioni di oggi dell'evasione fiscale

Come spiegato i motivi hanno origine dall’inizio della storia del nostro Paese. Quindi, tassazione troppo alta (la pressione fiscale in Italia nel 2023 è stata del 42,5%)  e scarsi controlli. Ma i motivi, in realtà, non si fermano qui, perché esistono anche altri Paesi che hanno pressioni fiscali elevate, come la Svezia, ma dove l’evasione è molto più bassa.

Il motivo potrebbe stare nella qualità dei servizi. Infatti, per molti è una “presa in giro” pagare le stesse imposte della Svezia per servizi che non sono paragonabili a quelli svedesi.

Poi, oltre al fatto che il sistema fiscale italiano è ancora piuttosto inefficiente, è anche troppo complesso. Troppo ricco di burocrazia. Pensate che secondo la Banca Mondiale in Italia servono in media 238 ore per fare tutti gli adempimenti fiscali. Equivale a prendere circa 10 giorni di vita e passarli tutti a sistemare documenti fiscali. In Francia, per esempio, le ore sono 139, in Svezia 122, in Svizzera 63 e in Estonia addirittura 50!

Le conseguenze dell'evasione fiscale

L'evasione fiscale è un grande danno per tutti noi, perché condanna il Paese a generare meno entrate di quelle che servirebbero e, in più, fa gravare la maggior parte del peso fiscale solo su una parte dei contribuenti. Mentre altri, pagando meno, o proprio niente, si ritrovano ingiustamente avvantaggiati.

Inoltre, le imposte durante tutto il processo di produzione e di vendita dei prodotti italiani fanno sì che questi ultimi diventino man mano più costosi: materia prima è più tassata, trasporto è più tassato e via di seguito.

La conseguenza sono prezzi più alti sugli scaffali. In più, si rischia anche di avere prezzi meno competitivi di altri Paesi più efficienti dal punto di vista fiscale, rendendo la nostra economia più debole.

Infine, un grosso problema che si è potuto osservare durante la pandemia è che se un’azienda o un libero professionista evade, significa che comunica allo Stato un minore fatturato rispetto a quello generato. Questo, dato che in tempi di crisi gli aiuti vengono dati sulla base di quanto serve, e quanto serve si capisce dal fatturato, significa che se si evade gli aiuti che si riceveranno saranno più bassi rispetto a quanto servirebbe.

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Sasha Rizzo
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Sono nato l’11 novembre del 1996 a Novi Ligure e ho la passione per l’economia fin da ragazzino. Infatti, ho frequentato ragioneria alle superiori e mi sono laureato a Genova in Economia Aziendale per poi specializzarmi in Management con la Magistrale. Oggi, con Lexplain ho unito la passione per l’economia a quella per la divulgazione.
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