8 Dicembre 2023
9:00

Italia fuori dalla Via della Seta: perché e cosa succede adesso

L'Italia, dopo l'adesione del 2019, è uscita dalla Via della Seta cinese lanciata nel 2013 da Xi Jinping. Ma cosa significa questo per il nostro Paese?

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Italia fuori dalla Via della Seta: perché e cosa succede adesso
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L’Italia è uscita dalla Nuova Via della Seta, l’ambizioso progetto cinese nato per collegare le economie di tre continenti diversi (Asia, Africa ed Europa) attraverso la costruzione di infrastrutture per agevolare gli scambi commerciali. Il nostro Paese era stato il primo e unico, tra i membri del G7, ad aderire a questo progetto. Tuttavia, ora sarà anche il primo al mondo ad abbandonarlo. Questo è avvenuto proprio in questi giorni attraverso una comunicazione ufficiale tra Cina e Italia contenente la disdetta formale degli accordi siglati nel 2019 dal Governo Conte.

Perché viene chiamata “Nuova Via della Seta”? 

Un tempo c’era la Via della Seta “antica”, cioè quella percorsa da Marco Polo secoli fa, la quale si estendeva per circa 8.000 km e serviva a trasportare seta, spezie e altre merci tra Occidente e Oriente.

Ai giorni nostri si parla, invece, della “Nuova Via della Seta”, nota anche come “Belt and Road Initiative”, lanciata dalla Cina di Xi Jinping nel 2013 e a cui l’Italia aveva aderito nel 2019 con il Governo Conte.

Cos’è la Nuova Via della Seta?

Possiamo dire che questa Nuova Via della Seta è una sorta di “nuova edizione” di quella percorsa da Marco Polo secoli fa. Chiaramente, in “grande” e moderna. Infatti, la Cina ha previsto l'investimento di capitali enormi in vari Paesi proprio al fine, esplicito, di sviluppare infrastrutture commerciali internazionali.

In concreto, attraverso la costruzione di nuove infrastrutture che collegano i Paesi che aderiscono alla Nuova via della Seta, la Cina vuole rafforzare la sua economia e il suo peso geopolitico. Tutto questo sfruttando la realizzazione di canali commerciali che sono sì un potenziale beneficio a livello commerciale, ma di fatto legano almeno in parte le economie degli aderenti a Pechino.

Infatti, è per queste ragioni che i Paesi occidentali (Stati Uniti in prima fila) hanno, tendenzialmente, visto come una minaccia la realizzazione della "Belt and Road Initiative". Il motivo è che essa è stata percepita come una strategia cinese che mira all'accrescere l'influenza della Cina sulle dinamiche economiche e geopolitiche mondiali.

Quali sono i Paesi coinvolti?

Gli Stati coinvolti sono molti, tra questi ci sono per esempio l’Egitto, l’Albania, la Bielorussia e il Pakistan.

Anche nell’Unione Europea ci sono diversi Stati che si stanno impegnando con la Cina, per esempio, oltre all’Italia (che però si sta tirando indietro) ci sono anche Portogallo, Polonia, Grecia, Romania e Ungheria.

Va sottolineato, tuttavia, che l’Italia è l’unico membro del G7 ad avere realizzato accordi con Pechino, infatti, nessuno tra USA, Canada, Regno Unito, Francia, Germania e Giappone l’ha fatto.

Perché l’Italia si sta tirando indietro?

I motivi sono diversi, sia di natura geopolitica che economica, infatti, le pressioni statunitensi sull’Italia per farle fare un passo indietro, nel corso del tempo, non sono mancate. Questo ha sicuramente avuto un certo peso sulla questione, essendo gli Stati Uniti uno dei nostri principali alleati.

Chiaramente, la paura degli Stati Uniti è relativa allo sviluppo economico e militare della Cina e al suo inserimento all’interno di Paesi occidentali e appartenenti alla loro sfera di influenza.

Quali saranno le conseguenze per l’Italia dell'uscita dalla via della seta?

Chiaramente il Paese non beneficerà di investimenti in infrastrutture da parte dei cinesi. Poi non è nemmeno da escludere una qualche forma di “sanzione” nei confronti di prodotti italiani che vengono esportati e venduti in Cina. Tuttavia, il Governo Italiano sembrerebbe intenzionato a portare avanti nuovi accordi di natura commerciale con la Cina, al di là dell’adesione alla Via della seta.

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Sasha Rizzo
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Sono nato l’11 novembre del 1996 a Novi Ligure e ho la passione per l’economia fin da ragazzino. Infatti, ho frequentato ragioneria alle superiori e mi sono laureato a Genova in Economia Aziendale per poi specializzarmi in Management con la Magistrale. Oggi, con Lexplain ho unito la passione per l’economia a quella per la divulgazione.
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