Sicurezza sul lavoro: cosa prevede la legge?

Cosa prevede la legge italiana in caso di infortunio o morte sul luogo di lavoro? Ci sono delle sanzioni per il datore di lavoro? E rispetto al resto dell’UE, come ci classifichiamo?

8 Marzo 2024
17:00
53 condivisioni
Sicurezza sul lavoro: cosa prevede la legge?
Creator
Immagine

In Italia i morti sul lavoro sono troppi ogni anno: più di 1000 quelli stimati per il 2023. Viene quindi da chiedersi: cosa prevede la legge in merito? Oggi proviamo a fare chiarezza sul tema, analizzando la normativa di riferimento ossia il Testo Unico per la Sicurezza sul lavoro (d. lgs. 81/2008).

Il Testo Unico per la Sicurezza sul lavoro: il d. lgs. 81/2008

Quando si parla di sicurezza sul lavoro si fa riferimento tanto alle norme che servono a prevenire i rischi di infortunio, quanto a quelle che servono a limitare e contenere le conseguenze dannose di un incidente che si sia già verificato.

I punti cardine in materia sono quindi due: la prevenzione e la protezione.

La normativa di riferimento è il d. lgs. 81/2008 ossia il Testo Unico per la Sicurezza sul Lavoro e si applica a tutte le aziende che hanno almeno un dipendente, compresi i tirocinanti, gli studenti dell’alternanza scuola lavoro, i volontari e gli apprendisti.

Le norme in materia regolano molti aspetti, come ad esempio quelli che riguardano

  • il formare ed informare i lavoratori in materia di sicurezza;
  • calcolare i rischi che si possono correre nel processo lavorativo, così da poterne fare una valutazione per ridurli il più possibile;
  • nonché fissare periodicamente dei controlli sanitari.

Si tratta quindi di misure che servono a tutelare la salute e la sicurezza del lavoratore nel corso della sua giornata.

La Documentazione di Valutazione dei Rischi

Gli obblighi del datore di lavoro in materia di sicurezza sono disciplinati dall’art. 18 del Testo Unico in un lungo elenco, di cui vogliamo sottolineare tre aspetti in particolare.

Il primo riguarda la valutazione dei rischi che deve essere formulata per iscritto nel c.d. “Documento di Valutazione dei Rischi” o anche “DVR”.

È un documento fondamentale e per ottenere una valutazione adeguata bisogna analizzare ogni fase lavorativa, così da avere un quadro completo dei rischi legati a ciascun momento.

Per questa ragione è necessario che il datore di lavoro contatti un professionista, ossia il Tecnico della sicurezza, affinché compia un sopralluogo, visitando l’azienda ed effettuando tutte le misurazioni necessarie a valutare i rischi.

Rischi che verranno poi calcolati sulla base di diversi fattori come

  • la gravità del danno che potrebbe verificarsi;
  • le sue conseguenze (ossia il numero di persone coinvolte e/o i danni provocati);
  • e la probabilità o frequenza con cui si possono verificare.

Quello che si ottiene è il “rischio accettabile”, dunque un rischio che può essere

  1. eliminato: si tratta della situazione ideale poiché basterà modificare i metodi di lavoro o le attrezzature;
  2. ridotto: in questi casi invece si manterrà una percentuale di rischio ineliminabile (il c.d. rischio residuo) su cui però sarà possibile intervenire per ridurne la portata, adottando misure preventive (che diminuiscono la probabilità che si verifichi) e protettive (che ne contengono gli effetti).

Nel DVR saranno quindi indicati tutti i relativi risultati che andranno così a costituire la valutazione dei rischi, oltre alle misure che serviranno a contrastarli. Il documento conterrà anche altre informazioni come la descrizione dell’azienda, delle varie attività e infine, un “programma di miglioramento della sicurezza nel tempo”.

Quest’ultimo garantirà, sul lungo periodo, che le misure di sicurezza e salute adottate continuino ad essere efficienti e aggiornate.

Informare e formare

Gli altri due obblighi fondamentali del datore di lavoro che vogliamo evidenziare sono quello di

  • INFORMARE i propri dipendenti sia sui rischi specifici che corrono nello svolgimento delle mansioni, sia su quelli generici dell’azienda (es. caso di incendio); sulle procedure da seguire nelle emergenze (antincendio, primo soccorso etc), sulle norme di sicurezza in generale e le disposizioni aziendali in materia.
  • FORMARE i propri dipendenti tramite corsi di formazione dedicati che variano a seconda dei compiti da svolgere, del tipo di responsabilità che il lavoratore ricopre e del livello di rischio presente in azienda. Si tratta di corsi che il datore paga ai propri dipendenti e che devono essere svolti in orario lavorativo sia in azienda oppure a distanza, se è possibile, tramite computer.

Se il capo non rispetta gli obblighi sulla formazione

Il datore di lavoro può incorrere in sanzioni diverse se non rispetta gli obblighi sulla formazione dei propri dipendenti, a seconda del ruolo del soggetto che avrebbe dovuto “formare”. Ad esempio, per la mancata formazione dei lavoratori può esserci l’arresto da 2 a 4 mesi o un’ammenda da € 1.474,21 a € 6.388,23.  

Non rispettare le regole sulla formazione non è quindi, solo immorale ma anche antieconomico e totalmente contrario agli interessi dell’azienda.

È importante sottolineare però che la sicurezza e la salute sul lavoro non dipendono solo dal datore: anche il lavoratore infatti, deve rispettare determinati obblighi.

Gli obblighi del lavoratore

Il primo obbligo/dovere è quello di non lavorare se non ci sono le giuste condizioni di sicurezza. E chiedere al datore di lavoro di ripristinarle.

Tornando al Testo unico sulla salute e sicurezza sul lavoro, ai sensi dell’art. 20 ogni lavoratore deve usare correttamente le attrezzature di lavoro e i dispositivi di sicurezza, secondo le istruzioni che gli sono state date.

In caso di malfunzionamento dei mezzi di sicurezza e dei dispositivi di protezione, deve segnalarlo immediatamente al datore di lavoro, al dirigente o al preposto. Naturalmente deve partecipare ai corsi di formazione offerti e sottoporsi ai controlli sanitari necessari nonché evitare qualsiasi manovra che non sia di sua competenza o che possa mettere in pericolo la sua sicurezza o quella degli altri.

Pertanto il lavoratore deve essere il primo ad interessarsi e a vigilare sul rispetto di questi obblighi, dal momento che ad essere coinvolte sono la sua sicurezza e salute.

Secondo i dati raccolti dall’Inail nel periodo 2014-2018 nel settore dell’edilizia, il 58% degli incidenti nell'edilizia è attribuibile a errori del lavoratore o dei suoi colleghi nelle procedure svolte e nell'uso errato o improprio dell'attrezzatura. Ciò vuol dire che nel momento in cui il datore adempie a tutti gli obblighi, starà poi al lavoratore adoperarsi per lavorare in sicurezza, rispettando tutte le misure.

Quindi, come i datori di lavoro, anche per i lavoratori può esserci una sanzione pecuniaria tra i 50 e gli 800 euro e l’arresto fino ad un mese.

Cosa succede se il lavoratore muore sul luogo di lavoro?

Nel tragico caso in cui il lavoratore dovesse morire sul lavoro, i parenti stretti avranno diritto a chiedere un indennizzo all’Inail, ossia l’Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro.

Qualora sia stata anche accertata una mancanza/violazione delle norme sulla sicurezza da parte del datore di lavoro, i familiari della vittima potranno richiedergli un risarcimento per danni.

Quante sono le vittime sul lavoro?

Secondo i dati registrati dall’EUROSTAT, in Europa nel 2021 ci sono stati 2,88 milioni di incidenti (mortali e non) sul lavoro, di cui quasi 273.000 in Italia.

Per comprendere la gravità del fenomeno dobbiamo però considerare il totale dei lavoratori, che varia molto da Paese a Paese:

  • gli infortuni severi sul lavoro nel 2021 si sono verificati più frequentemente in Francia, Danimarca e Portogallo con oltre 2000 casi su 100.000 lavoratori, mentre l’Italia ne ha registrati 1209, al di sotto della media europea.
  • considerando solo gli incidenti mortali, i paesi con i tassi più alti sono stati Lettonia, Lituania e Malta (tra i 4.3 e i 3.3 casi per 100.000 lavoratori), contro i 2.7 registrati in Italia, più della media europea

Bisogna però tenere presente che questi sono solo i casi denunciati. Spesso infatti gli infortuni sul lavoro non vengono denunciati e questa pratica falsa inevitabilmente le statistiche sia a livello nazionale che regionale.

In Italia il tasso più alto nel 2021 è stato registrato a Bolzano con oltre 5600 denunce per 100.000 occupati, il quadruplo della Campania.

Il numero di infortuni e incidenti mortali è sempre troppo alto e l’Italia potrebbe certamente fare meglio, prendendo ad esempio Paesi europei più virtuosi, sebbene alcuni miglioramenti fossero stati registrati prima del Covid.
L’auspicio è che si continui su questa strada.

Sfondo autopromo
Segui Lexplain sui canali social
api url views