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8 Novembre 2023
15:00

Art. 468 c.c. “Soggetti”: commentato e spiegato semplicemente

L’art. 468 c.c., rubricato “Soggetti”, rientra nel Libro II, Titolo I, Capo IV del Codice Civile. Vediamo il testo aggiornato della norma, il commento, la spiegazione semplice e la casistica della giurisprudenza.

Art. 468 c.c. “Soggetti”: commentato e spiegato semplicemente
Dottoressa in Giurisprudenza
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L’articolo 468 del Codice Civile, rubricato “Soggetti”, rientra nel Libro II – Delle successioni, Titolo I – Disposizioni generali sulle successioni, Capo IV – Della rappresentazione.

La successione è una fase di passaggio in cui una persona (ovvero il successore o avente causa) subentra alla posizione giuridica di un'altra (l'autore o dante causa).

Nel caso della rappresentazione si intende l’istituto giuridico che consente al soggetto chiamato all’eredità, non intenzionato o nell’impossibilità di accettarla, di far subentrare il suo discendente nella qualità di rappresentante.

Vediamo il testo aggiornato della norma, il commento e la spiegazione semplice.

Art. 468 c.c.: testo aggiornato

Ecco il testo aggiornato e quindi ufficiale dell’art. 469 del Codice Civile:

Comma 1 dell’art. 468 c.c. “La rappresentazione ha luogo, nella linea retta, a favore dei discendenti dei figli anche adottivi, e, nella linea collaterale, a favore dei discendenti dei fratelli e delle sorelle del defunto”.

Comma 2 dell’art. 468 c.c. “I discendenti possono succedere per rappresentazione anche se hanno rinunziato all'eredità della persona in luogo della quale subentrano, o sono incapaci o indegni di succedere rispetto a questa”.

Articolo 468 del Codice Civile: commento e spiegazione

L’elencazione dei soggetti ha carattere tassativo e non opera per persone diverse da quelle indicate. In particolare – nell’interpretazione rigorosa della giurisprudenza di legittimità – la rappresentazione,  sia nella successione legittima che in quella testamentaria, ha luogo a favore dei discendenti del chiamato che, nella linea retta sia figlio e, in quella collaterale, fratello o sorella del defunto.

Sono pertanto esclusi i discendenti del nipote (ex filio) e i discendenti dei collaterali di terzo o ulteriore o ulteriore grado, ove il primo chiamato non sia figlio, fratello o sorella del defunto.

Tale visione giustifica il motivo per cui la successione legittima attribuisce rilevanza al grado più prossimo di parentela, mentre la rappresentazione si pone come eccezione a tale principio.

Il decreto sulla filiazione ha modificato la norma nelle parti in contrasto con la riforma perché non più attuali: ne deriva che la rappresentazione non incontra limiti nella filiazione cd. naturale e, in generale, nella parentela naturale, come già affermato dalla giurisprudenza con riferimento a specifiche ipotesi.

Casistica giurisprudenziale in tema di art. 468 c.c.

Vediamo la casistica della giurisprudenza in tema di art. 468 c.c.

Corte di Cassazione, sezione 3, ordinanza 27 aprile 2023, n. 11101
Allorché uno dei beneficiari di un contratto di assicurazione sulla vita premuoia al contraente, la prestazione, se il beneficio non sia stato revocato o il contraente non abbia disposto diversamente, deve essere eseguita a favore degli eredi del premorto in proporzione della quota che sarebbe spettata a quest'ultimo”.

Corte di Cassazione, sezione 3, sentenza 31 marzo 2003, n. 9066
L'obbligo di collazione sussiste anche a carico di colui che subentra come erede all'originario coerede tenuto a collazione, anche in assenza dei presupposti della rappresentazione ovvero della transmissio delationis".

Corte di Cassazione, sezione U, sentenza 30 aprile 2021, n. 11421
Allorché uno dei beneficiari di un contratto di assicurazione sulla vita premuore al contraente, la prestazione, se il beneficio non sia stato revocato o il contraente non abbia disposto diversamente, deve essere eseguita a favore degli eredi del premorto in proporzione della quota che sarebbe spettata a quest'ultimo”.

Corte di Cassazione, sezione 2, ordinanza 7 febbraio 2020, n. 2914
La formulazione dell'art. 467 c.c., secondo la quale la rappresentazione fa subentrare i discendenti nel luogo e nel grado dell'ascendente, deve intendersi non già nel senso che i discendenti siano titolari dei medesimi diritti del rappresentato, ma piuttosto nel senso che gli stessi vengano a trovarsi nella medesima posizione e nel medesimo grado del rappresentato solo ai fini della misura della delazione ereditaria, la quale avviene peraltro direttamente nei confronti dei rappresentanti, che mantengono una posizione autonoma rispetto al rappresentato”.

Corte di Cassazione, sezione 2, sentenza 17 ottobre 2018, n. 26062
Poiché al fine di giustificare l'interesse ad agire per far accertare l'invalidità di una disposizione testamentaria occorre che si possa vantare un diritto successorio in dipendenza dell'accertata invalidità della stessa disposizione, tale posizione non è riconoscibile in capo a chi, potenziale successibile "ex lege", sia stato validamente escluso, per diseredazione, dalla successione, atteso che la invalidità colpisce, di regola, uno o più singole disposizioni testamentarie, lasciando valide le altre, inclusa quella di esclusione”.

Corte di Cassazione, sezione U, ordinanza 28 giugno 2018, n. 17122
Nel sepolcro ereditario lo "ius sepulchri" si trasmette nei modi ordinari, per atto "inter vivos" o "mortis causa", come qualsiasi altro diritto, dall'originario titolare anche a persone non facenti parte della famiglia, mentre in quello gentilizio o familiare – tale dovendosi presumere il sepolcro, in caso di dubbio – lo "ius sepulchri" è attribuito, in base alla volontà del testatore, in stretto riferimento alla cerchia dei familiari destinatari di esso, acquistandosi dal singolo "iure proprio" sin dalla nascita, per il solo fatto di trovarsi col fondatore nel rapporto previsto dall'atto di fondazione o dalle regole consuetudinarie, "iure sanguinis" e non "iure successionis", e determinando una particolare forma di comunione fra contitolari, caratterizzata da intrasmissibilità del diritto, per atto tra vivi o "mortis causa", imprescrittibilità e irrinunciabilità. Tale diritto di sepolcro si trasforma in ereditario con la morte dell'ultimo superstite della cerchia dei familiari designati dal fondatore, rimanendo soggetto, per l'ulteriore trasferimento, alle ordinarie regole della successione mortis causa".

Corte di Cassazione, sezione 2, sentenza 7 ottobre 2004, n. 20018
In tema di successione per rappresentazione, il discendente legittimo o naturale (rappresentante), nel subentrare nel luogo e nel grado dell'ascendente (rappresentato) – che non.possa o non.voglia accettare l'eredità – succede direttamente al "de cuius", sicchè immutato rimane l'oggetto della delazione dell'eredità che gli viene devoluta nella medesima misura che sarebbe spettata al rappresentato”.

Corte di Cassazione, sezione 3, sentenza 20 agosto 1980, n. 4948
Il fenomeno della rappresentazione (art. 467 c.c.) – per il quale, nelle ipotesi di cui all'art. 468 dello stesso codice, i discendenti legittimi o naturali subentrano nel luogo e nel grado del loro ascendente in tutti i casi in cui questi non può o non vuole accettare l'eredità – si verifica anche nel caso in cui tale ascendente rinunci all'eredità, giacchè la regola secondo cui, in caso di rinunzia, l'eredità si devolve a coloro ai quali spetterebbe ove il rinunziante mancasse fa salvo il diritto di rappresentazione”.

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Virginia Sacco
Dottoressa in Giurisprudenza
Laureata in Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Napoli - Federico II, ho seguito le mie passioni specializzandomi prima in Intelligence istituzionale e, successivamente, in Diritto dell'Unione Europea. Nel corso degli anni ho preso parte a eventi, attività e progetti a livello europeo e internazionale, approfondendo i temi della cooperazione giudiziaria e del diritto penale internazionale. Su Lexplain scrivo di diritto con parole semplici e accessibili.
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