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4 Gennaio 2024
13:00

Topolino diventa di pubblico dominio, Disney perde il copyright sulle prime versioni di Mickey Mouse

Mickey Mouse è Disney e Disney è Mickey Mouse: i due sono semplicemente uno e nulla è più importante per Disney del suo benessere.  (Walt Disney disse una volta: “Amo Topolino più di qualsiasi donna che abbia mai conosciuto”). Per questo motivo, durante questi lunghissimi 96 anni, la Disney ha fatto tutto quanto in suo potere per assicurarsi il copyright su Topolino – anche se questo ha significato cambiare gli statuti federali. Ogni volta che il copyright di Mickey Mouse stava per scadere, Disney spendeva milioni per farsi amico qualcuno e creare lobby politiche per estendere la protezione del diritto d’autore.

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Topolino diventa di pubblico dominio, Disney perde il copyright sulle prime versioni di Mickey Mouse
Avvocato - Comitato Diritto Lexplain
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Da lunedì 1° gennaio 2024, le prime immagini in bianco e nero di Topolino e Minnie hanno perso la protezione del copyright. Pubblicate nel 1928, adesso sono entrate nel pubblico dominio ed è già polemica sul primo film Horror che ne sfrutta l’immagine.

Quindi la Disney ha perso i diritti di sfruttamento sul Topo più famoso del mondo? si e…NO. Ma andiamo con ordine e cerchiamo di fare chiarezza.

Introduzione

Nelle parole di un esperto di diritto d’autore Mickey Mouse (Topolino) è una “fucking powerhouse” ovvero una “fottuta centrale elettrica”.

Il roditore più amato del mondo, che sfoggia pantaloncini rosso vivo, un paio di gigantesche scarpe gialle e orecchie circolari, ha ottenuto, nei suoi 87 anni, ciò che nessun altro personaggio animato ha ottenuto: ha vinto un Academy Award.

Da esso sono nati Social Club, parchi a tema e ogni tipo di merce immaginabile.

Topolino ha una brand awareness mondiale pari al 97%, superiore anche a quella di Babbo Natale tanto che Forbes lo ha soprannominato il “miliardario immaginario più ricco del mondo”, stimando il suo patrimonio Disney a 5,8 miliardi di dollari all'anno.

Per la Disney, quindi, Mickey Mouse non è solo un grande creatore di guadagno, ma è il più ambito pezzo di proprietà intellettuale dell’azienda.

Mickey Mouse è Disney e Disney è Mickey Mouse: i due sono semplicemente uno e nulla è più importante per Disney del suo benessere.

(Walt Disney disse una volta: “Amo Topolino più di qualsiasi donna che abbia mai conosciuto”).

Per questo motivo, durante questi lunghissimi 96 anni, la Disney ha fatto tutto quanto in suo potere per assicurarsi il copyright su Topolino – anche se questo ha significato cambiare gli statuti federali.

Ogni volta che il copyright di Mickey Mouse stava per scadere, Disney spendeva milioni per farsi amico qualcuno e creare lobby politiche per estendere la protezione del diritto d’autore.

Disney ha speso, quindi, molti soldi in contributi alle campagne elettorali, per avere un supporto legislativo che potesse rendere silente chiunque fosse entrato in disaccordo con l’estensione della tutela concessa dalla legge.

L'invenzione di Topolino

Walt Disney, tre anni e mezzo dopo aver fondato il suo studio di animazione a Los Angeles, fu contattato dal suo distributore, Charles Mintz, con un'opportunità: gli Universal Studios erano alla ricerca di un personaggio dei cartoni animati.

La Disney, che fino a quel momento aveva avuto solo un successo moderato ed era ancora sconosciuta nel mondo dell'animazione, accettò con gioia l'incarico.

Nei primi mesi del 1927, il ventiseienne Walt Disney, insieme al suo capo animatore Ub Iwerks, progettò Oswald il coniglio fortunato, creatura antropomorfa piuttosto impertinente, e nel contempo Mintz firmò l'accordo con la Universal.

Oswald, che in questo modo era di proprietà di Minz e degli Universal Studios, ebbe così un grande successo e, di conseguenza, i Walt Disney Studios arrivarono a contare 20 dipendenti.

Nel 1928, al culmine del successo di Oswald, Mintz agì alle spalle della Disney, portando via quasi tutta la sua squadra di animazione e firmando nuovamente un contratto con la Universal.

Quando il contratto della Disney con Mintz giunse a conclusione, Walt si ritrovò, di punto in bianco, privato non solo della sua creazione, ma anche del suo staff di animatori.

Dopo questo terremoto, Walt Disney imparò una lezione preziosa: doveva “assicurarsi sempre di possedere tutti i diritti sui personaggi prodotti dalla sua compagnia”.

In seguito sua moglie Lillian in un intervista ricordò in merito a suo marito Walt che: "Tutto quello che poteva ripetere, più e più volte, era che non avrebbe mai più lavorato per nessuno finché fosse vissuto", "Sarebbe (stato) il capo di se stesso."

Diversi mesi dopo, Walt Disney e Ub Iwerks, che gli era rimasto fedele come animatore, si misero al tavolo da disegno.

Secondo il racconto della Disney , Topolino è stato concepito per disperazione: e così Il 18 novembre 1928 Topolino fece il suo debutto ufficiale, in un cortometraggio animato intitolato “Steamboat Willie”.

Nel giro di cinque anni, è diventato il bambino inanimato dei poster di Hollywood, incassando quasi 1 milione di dollari all'anno (18 milioni di dollari nel 2015) in vendite di merchandise, sollecitando nomination agli Oscar e ispirando i bambini di tutto il mondo.

Avendo imparato dal precedente tradimento del suo distributore, la Disney si aggrappò a Topolino con una presa ferrea.

Ma come tutti i personaggi immaginari, Topolino aveva di fronte un futuro imminente di dominio pubblico, non è vero?

La legge sul copyright in America è molto anteriore a Topolino.

La prima di queste leggi, il Copyright Act del 1790, stabiliva che le opere creative avessero diritto fino a 28 anni di protezione (14 anni, più un ulteriore periodo di “rinnovo” di 14 anni, supponendo che l'originale non fosse morto).

Questa fu seguita da una legge del 1831, che estese la durata del copyright fino a un massimo di 42 anni, e successivamente, da una legge del 1909, che portò il termine massimo di tutela a 56 anni. 

Come chiarisce l’Art Law Journal, “pochissime opere hanno effettivamente mantenuto [questa] durata del copyright”: solo una frazione di coloro che si sono assicurati i diritti d’autore li hanno protetti o hanno scelto di rinnovarli.

Topolino che venne messo al mondo nel 1928, ai sensi del Copyright Act del 1909, aveva diritto a 56 anni di protezione ai sensi della legge, non di più.

Di talchè, secondo quanto disposto dalla legge in vigore in quel momento, il suo diritto d'autore sarebbe scaduto nel 1984.

La Disney (la società ovviamente), però, con l’avvicinarsi degli anni’80 divenne sempre più ansiosa.

A questo punto, Mickey valeva miliardi di entrate annuali ed era diventato il volto dell'azienda; perderlo facendolo diventare di dominio pubblico sarebbe un duro colpo finanziario.

In silenzio, la Disney si rivolse a Washington e iniziò a fare pressioni sul Congresso per una nuova legislazione sul copyright.

Gli sforzi della Disney, e quelli di altre multinazionali con proprietà intellettuale vicino alla scadenza, diedero poi i loro frutti.

Nel 1976, appena 8 anni prima della scadenza di Mickey, il Congresso Americano con l’obiettivo di uniformarsi agli standard europei revisionò completamente la legge statunitense sul copyright varando una nuova legge ed estendendo i diritti d'autore aziendali già pubblicati da 56 anni a un massimo di 75 anni.

In questo modo, tutte le opere pubblicate prima del 1922 divennero immediatamente di pubblico dominio; tutte le opere pubblicate dopo il 1922 (compreso Topolino) avevano diritto a tutti i 75 anni di protezione.

Proprio così, Topolino ha prolungato la sua morte per copyright di 19 anni, dal 1984 al 2003.

Verso la metà degli anni '90, la Disney, però, cominciò di nuovo ad andare in ansia dal momento che molte delle sue opere erano in scadenza.

Infatti, oltre alla scadenza del copyright di Topolino nel 2003, anche gli altri personaggi iconici erano in scadenza, Pluto sarebbe scaduto nel 2005, Pippo nel 2007 e Paperino nel 2009.

La banda, che valeva collettivamente miliardi, doveva essere tutelata, quindi la Disney iniziò di nuovo a fare pressioni.

Nel 1997, il Congresso ha introdotto il Copyright Term Extension Act, che proponeva di estendere nuovamente i diritti d’autore aziendali, questa volta da 75 a 95 anni.

Per garantire l’approvazione del disegno di legge, la Disney si è avvicinata ai legislatori.

I registri degli osservatori mostrano che il "Disney" Political Action Committee (PAC) ha pagato un totale di 149.612 dollari in contributi elettorali diretti a coloro che stavano valutando il disegno di legge.

Anche se è impossibile dire con certezza se gli sforzi della Disney abbiano avuto o meno un impatto diretto sulla politica, i risultati sono stati fortemente a loro favore: il disegno di legge è stato approvato silenziosamente e all’unanimità alla Camera e al Senato senza udienze pubbliche, senza dibattito, senza preavviso al pubblico e senza appello.

Il 27 ottobre 1998 il copyright di Topolino è stato, però, esteso di altri 20 anni, fino al 31 dicembre 2023.

Il copyright (che è termine di lingua inglese che letteralmente significa diritto di copia) è l’equivalente del nostro diritto d’autore nei paesi di common law, come gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, dal quale però differisce, sotto vari aspetti.

È solitamente abbreviato con il simbolo © mentre nei casi in cui tale simbolo non è utilizzabile si riproduce con la lettera “c” posta tra parentesi: (c) o (C).

Nel nostro ordinamento la durata del copyright si riferisce ai diritti di utilizzazione economica dell’opera dell’ingegno che sono soggetti a precisi limiti di durata.

Il diritto morale d'autore in generale, invece, non soffre di nessuna limitazione temporale, poiché può essere esercitato, morto l’autore, dai soggetti a lui legati da vincoli di parentela o coniugio indicati all’art 23 della legge sul diritto d’autore.

La durata normale dei diritti di utilizzazione economica delle opere dell’ingegno è secondo quanto previsto dall’art. 25 Legge sul Diritto D'Autore, “per tutta la vita dell’autore e sino al termine del settantesimo anno solare dopo la sua morte”, e secondo quanto disposto dalla Direttiva CEE 93/98, recepita nel nostro ordinamento con legge n. 52 del 6 febbraio 1996 (Legge Comunitaria 1994), successivamente abrogata e sostituita dalla Direttiva 2006/116/CE concernente la durata di protezione del diritto d’autore e di alcuni diritti connessi.

Vediamo di seguito le regole sulla durata del diritto d’autore:

Regola generale:

  • Art. 25 LdA:  70 anni dalla morte dell’autore,
  • Opere in comunione: Art. 26 Lda: 70 anni dalla morte dell’ultimo coautore sopravvissuto,
  • Opere drammatico musicali, coreografiche e pantomimiche: Art. 26 LdA: 70 anni dalla morte dell’ultimo coautore sopravvissuto,
  • Opere collettive:  Art. 26 LdA: 70 anni dalla prima pubblicazione dell’opera come un tutto,
  • Opere anonime o pseudonime: Art. 27 LdA: 70 anni dalla prima pubblicazione dell’opera,
  • Se rivelata prima della scadenza, si applica l’art. 25,Amministrazioni dello Stato: Art. 29 LdA: 20 anni dalla prima pubblicazione,
  • Opere pubblicate per la prima volta dopo la morte dell’autore:Art. 31 LdA: 70 anni dalla morte dell’autore,
  • Opere cinematografiche: Art. 32 LdA: 70 anni dalla morte dell’ultimo coautore,
  • Opere fotografiche: Art. 32-bis LdA: 70 anni dalla morte dell’autore.
  • Produttore disco fonografico: Art. 75 LdA: 70 anni dalla fissazione del supporto oppure dalla prima pubblicazione o comunicazione al pubblico dell’opera entro il termine di 70 anni,
  • Produttori di opere cinematografiche: Art. 78-bis LdA: 50 anni dalla fissazione del supporto oppure dalla prima pubblicazione o comunicazione al pubblico dell’opera entro il termine di 50 anni,
  • Esercenti la radiodiffusione: Art. 79 LdA: 50 anni dalla prima diffusione di una emissione,
  • Artisti interpreti ed esecutori: Art. 85 LdA: 70 anni dalla esecuzione, recitazione o rappresentazione dell’opera,
  • Se la fissazione dell’esecuzione è pubblicata o comunicata al pubblico entro tale termine, i diritti durano 70 anni prima dalla pubblicazione o, se anteriore, dalla prima comunicazione al pubblico,
  • Opere pubblicate per la prima volta dopo la scadenza dei termini di protezione al pubblico: Art. 85-ter LdA: 25 anni dalla prima pubblicazione o comunicazione,
  • Edizioni critiche e scientifiche di opere di pubblico dominio 20 anni dalla prima pubblicazione .

Per quanto concerne quindi il computo del termine: secondo l’ Art. 32-ter Legge sul diritto d’autore, i termini finali si computano a decorrere dal 1 gennaio dell’anno successivo a quello in cui si verifica la morte dell’autore o altro evento considerato dalla norma.

Quindi Topolino è di dominio pubblico?

No, Topolino non è di dominio pubblico, o meglio non il Topolino a cui noi siamo abituati ovvero quello con i calzoncini rossi, le scarpe gialle e i guanti bianchi.

Ad aver perso la tutela è il primissimo Topolino, ovvero quello apparso nel cortometraggio “Steamboat Willie” del 1928.

Quindi solo i popolari personaggi apparsi nel cartone Steamboat Willie hanno perduto la protezione delle leggi sul diritto d'autore non appena è stato festeggiato il Capodanno 2024.

In conseguenza di ciò da questo momento quelle immagini potranno essere utilizzate a piacimento e riproposte in ogni modo, senza rischiare alcun tipo di azione legale e senza l'obbligo di pagare royalties.

Sempre in movimento è il futuro

Da oggi quindi si potranno aprire, purtroppo (ndr) innumerevoli scenari, dal momento che sarà consentito leggere, visionare e ascoltare gratuitamente sulle piattaforme web – come ad esempio Google – queste opere svincolate dai diritti ma, ciò che è più pericoloso per l’immagine della Disney, sarà possibile dare vita a nuove versioni di quel personaggio.

E’ infatti quello che è successo già con Winnie The Pooh, quando nel 2021 sono scaduti i diritti dell'orsetto protagonista di uno dei più celebri e redditizi franchise della Disney.

Due anni fa il popolare personaggio creato dalla penna di A.A. Milne è stato “liberato” assieme ad altri suoi amici del Bosco dei Cento Acri e Winnie, da candido orsetto goloso, è stato trasformato in un mostro cannibale armato di mazza in un nuovo film dell'orrore della serie cinematografica Winnie the Pooh: Blood and Honey.

Oggi, pare che sia già pronto un film che sfrutta la prima immagine di Topolino, chiamato Mickey’s Mouse Trap e il suo trailer è già disponibile online.

Girato e diretto da Jamie Bailey su una sceneggiatura di Simon Phillips, questo slasher movie vede come protagonista Alex, una ragazza che – appena compiuti 21 anni – deve lavorare fino a tardi in un parco divertimenti ormai deserto; lei e i suoi amici, però, saranno oggetto delle manie omicide di un killer mascherato con le fattezze proprio del primo Mickey Mouse e sembra che alcune immagini di Steamboat Willie saranno proiettate nel corso del trailer.

Cosa accadrà in futuro ancora non si sa, ma è certo che la Disney farà di tutto per tutelare l’immagine del proprio beniamino.

Recentemente tramite un apposito comunicato la Disney – onde evitare fraintendimenti e sanzioni – ha precisato che nel 2024 è scaduto soltanto il copyright su quella primissima versione del suo topo, un Topolino, come abbiamo già detto,  diverso da quello a cui siamo abituati oggi.

L’archetipo di Mickey Mouse nato nei ruggenti anni Venti del secolo scorso, e che guida fischiettando un battello a vapore, ha il naso a punta da ratto, gli occhi senza pupille e una lunga coda ed è questa l'immagine divenuta oggi di pubblico dominio.

Tutte le altre versioni di Topolino, tra cui quella con i pantaloncini rossi e i guanti bianchi, che è l’immagine iconica con cui tutti noi oggi identifichiamo questo personaggio, resteranno protette ancora per molto tempo ma è chiaro che Disney mirerà sempre a tutelare il suo Mickey Mouse.

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Marco D'Amico
Avvocato - Comitato Diritto Lexplain
Mi sono laureato all'Università Suor Orsola Benincasa di Napoli con una tesi in diritto amministrativo, materia nella quale mi sono poi specializzato. Collaboro dal 2009 con Aldo Sandulli, professore ordinario di diritto amministrativo presso l’Università Luiss Guido Carli. Sono Cultore della materia in diritto amministrativo presso l’università Suor Orsola Benincasa di Napoli. Nel 2010 ho partecipato alla costituzione della Rivista Giuridica MUNUS, sui Servizi Pubblici, fondata dai professori Aldo Sandulli e Giacinto della Cananea. Nel 2022 ho conseguito un master in Diritto Pubblico Europeo presso l’European Public and Law Organizzation e nel 2023 un master in Diritto Impresa e Sicurezza Agroalimentare con una tesi sulla tutela dei prodotti agroalimentari e del marchio “Made in Italy”presso l’Università di Modena e Reggio Emilia.
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