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Pandoro-Gate: chi ha diritto al rimborso?

Avete acquistato un pandoro Balocco-Ferragni e ora intendete farvi rimborsare? Vediamo insieme le cause scatenanti del Pandoro-Gate e cosa possono fare i consumatori in una situazione simile.

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27 Dicembre 2023
15:00
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Pandoro-Gate: chi ha diritto al rimborso?
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Lo scandalo soprannominato Pandoro-Gate è stato al centro di questo periodo natalizio e una domanda diventa sempre più frequente: chi ha acquistato a dicembre 2022 un pandoro “Pink Christmas”, convinto erroneamente di contribuire con il proprio acquisto ad una donazione a favore dell’ospedale Regina Margherita di Torino, ha diritto al rimborso?

Vediamo insieme le ragioni che hanno portato l’Antitrust a multare l’azienda dolciaria e la nota influencer per pratica commerciale scorretta e se esiste un diritto al rimborso per chi abbia acquistato, precedentemente, il famoso pandoro.

Cos’è successo

L’azienda dolciaria Balocco e l’influencer Chiara Ferragni a dicembre 2022 concludono una collaborazione che ha come obiettivo la vendita di un pandoro griffato denominato "Pink Christmas". Il prezzo stabilito è di € 9,37, ben superiore rispetto alla media degli altri pandori.

Il claim sul Pandoro Pink Christmas fa intendere a chi lo compra che il ricavato verrà devoluto in beneficenza all’Ospedale Regina Margherita di Torino.

Dopo pochi mesi però, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, nota anche come Antitrust, avvia un’indagine per pubblicità ingannevole che si è conclusa pochi giorni fa, ormai un anno più tardi, con un verdetto amaro tanto per la Balocco quanto per la Ferragni: entrambe sono state multate per pratica commerciale scorretta.

La donazione all’ospedale, infatti, era già stata compiuta mesi prima, indipendentemente dall'iniziativa e dal ricavato delle vendite dei pandori.

Cosa si intende per pratica commerciale

Costituisce “pratica commerciale”  ogni azione, omissione o dichiarazione con cui viene comunicata una pubblicità. I mezzi possono essere molteplici, inclusa la televisione, i giornali o i social ed è fondamentale che le comunicazioni di marketing avvengano rispettando il principio della diligenza professionale.

Ciò vuol dire che le modalità con cui viene elaborata e diffusa una pubblicità devono rispondere ai criteri di correttezza e trasparenza, affinché il consumatore medio possa recepirne il contenuto senza che le sue scelte economiche risultino falsate da messaggi ambigui o poco chiari.

Quando la pratica commerciale è scorretta

Ai sensi dell’art. 20, co.2 del Codice del Consumo, la pratica commerciale diventa scorretta quando viola la diligenza professionale, ad esempio facendo cadere in errore le persone sul prezzo di un prodotto o sulle modalità di utilizzo:

Una pratica commerciale è scorretta se è contraria alla diligenza professionale, ed è falsa o idonea a falsare in misura apprezzabile il comportamento economico, in relazione al prodotto, del consumatore medio che essa raggiunge o al quale è diretta o del membro medio di un gruppo qualora la pratica commerciale sia diretta a un determinato gruppo di consumatori.”

Si distinguono tre diverse tipologie di pratiche sleali:

  • quelle aggressive: sono caratterizzate da un tipo di comunicazione particolarmente insistente e invadente, tale da influire in modo scorretto sulla formazione della volontà e sul processo decisionale del consumatore;
  • quelle comparative: tutti quei comportamenti con cui un'Azienda X paragona uno dei propri prodotti, esaltandone le qualità o i servizi offerti, a uno simile di altra Azienda Y, danneggiandone in modo sleale l'immagine e la reputazione;
  • quelle ingannevoli: come indicato dal termine stesso, queste pratiche si verificano quando le informazioni riportate all’interno della pubblicità sono false oppure, come nel caso del PandoroGate, quando inducono il consumatore ad acquistare qualcosa che altrimenti non avrebbe comprato.

Come un pandoro a € 9,37 pensando che parte del ricavato andrà in beneficenza.

La pratica scorretta è “ingannevole” perché altera la percezione dei fatti del singolo, portandolo a ritenere vere cose che invece non lo sono.

Perché l’Antitrust ha multato Balocco e Ferragni

L’Autorità garante della Concorrenza e del Mercato, ha multato Balocco e Ferragni perché ha ritenuto che la pratica commerciale posta in essere per pubblicizzare e vendere il pandoro "Pink Christmas", sia stata compiuta con modalità ingannevoli.

Secondo l’Antitrust la pratica scorretta si è articolata in più fasi, tra cui, in particolare:

  • aver indotto  i consumatori a credere, tramite il comunicato stampa dell'iniziativa, che con l'acquisto di un pandoro Pink Christmas al prezzo di oltre 9 euro, avrebbero potuto contribuire alla donazione quando, in realtà, questa era già stata fatta dalla sola Balocco, in cifra fissa, a maggio 2022. Dunque molti mesi prima del lancio dell’iniziativa, avvenuto a novembre 2022;
  • aver apposto su ogni pandoro il claimChiara Ferragni e Balocco sostengono l’Ospedale Regina Margherita di Torino finanziando l’acquisto di un nuovo macchinario che permetterà di esplorare nuove strade per le cure terapeutiche per i bambini affetti da Osteosarcoma e Sarcoma di Ewing

I consumatori hanno diritto a farsi restituire i soldi spesi?

Partiamo da una considerazione: Balocco e Ferragni hanno fatto ricorso contro il provvedimento dell’Antitrust. Se dovessero vincerlo e la multa dovesse essere annullata, non ci sarebbe alcun diritto dei consumatori ad essere rimborsati.

Al momento attuale invece, un diritto al rimborso potrebbe esserci ma non sarebbe facile ottenerlo.

Molti delle persone che avevano partecipato alla presunta campagna solidale si stanno attivando tramite il Codacons, per intentare causa alla Ferragni e Balocco e farsi restituire la differenza di prezzo tra quello medio di un pandoro non griffato (di solito sui 3 euro) e i famosi € 9,37.

Ex art. 2043 c.c. quando una persona commette un illecito causando ad altri un danno ingiusto, ha poi l’obbligo di risarcirlo: “Qualunque fatto doloso o colposo, che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno”.

Nel nostro caso il danno è stato subito dai consumatori che per legge devono dimostrare davanti a un giudice il nesso causale tra l’aver letto la pubblicità ingannevole e l’aver, poi, fatto l’acquisto.

Con il Pandoro-Gate questo nesso è piuttosto evidente, dal momento che è stato espressamente richiamato nelle motivazioni del provvedimento dell’Antitrust.

Realisticamente però, un rimborso ad personam potrebbe risultare complicato, sia perché le persone coinvolte sono tantissime sia perché bisognerebbe dimostrare l’acquisto risalente all’anno scorso senza avere più lo scontrino.

Considerando queste difficoltà, forse, un risarcimento simbolico costituito da una somma donata all’ospedale regina Margherita da parte di Ferragni e Balocco, potrebbe risultare più fattibile.

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Arianna Pacilli
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Laureanda in giurisprudenza, con profilo penalistico. Mi interessano le evoluzioni del diritto connesse alle nuove tecnologie e ai cambiamenti della società. Con Lexplain divulgo temi giuridici, affinché il diritto non risulti una materia astratta e comprensibile a pochi ma uno strumento necessario per muoversi nella vita di tutti i giorni.
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