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21 Novembre 2023
11:00

Il regolamento imballaggi e il problema dell’economia circolare

Il nuovo Regolamento sugli imballaggi punta a ridurre il numero di imballaggi inutili e di conseguenza la quantità di rifiuti prodotti. L’Italia, però, teme che con il nuovo Regolamento saranno penalizzati diversi settori, dalla ristorazione alla distribuzione, mettendo a rischio il modello vincente italiano basato sul riciclo.

Il regolamento imballaggi e il problema dell’economia circolare
Avvocato - Comitato Diritto Lexplain
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L'imballaggio, ovvero quel packaging con cui viene consegnato un prodotto, è necessario per proteggere e trasportare le merci e, con l’aumentare della produzione di merci, complice anche la globalizzazione, anche la produzione di imballaggi è divenuta un'importante attività economica nell'UE.

Tuttavia, gli approcci normativi differiscono da uno Stato membro all'altro, il che crea ostacoli che impediscono il pieno funzionamento del mercato interno degli imballaggi.

Le differenze maggiormente incriminate riguardano, ad esempio, le disposizioni in materia di etichettatura degli imballaggi, gli approcci per definire gli imballaggi riciclabili o riutilizzabili e le restrizioni alla commercializzazione di determinati formati di imballaggio.

Già nel 1994 è entrata in vigore la Direttiva 94/62/CE la quale mirava ad armonizzare le misure nazionali relative alla gestione degli imballaggi e dei rifiuti di imballaggio nonché a promuovere il riutilizzo, il riciclo e altre forme di recupero dei rifiuti di imballaggio, anziché il loro smaltimento finale, nell’ottica di contribuire alla transizione verso un'economia circolare.

La nuova proposta di Regolamento su imballaggi e rifiuti di imballaggio adottata dalla Commissione UE modifica il Regolamento 2019/1020/UE sulla vigilanza del mercato e sulla conformità dei prodotti e la Direttiva 2019/904/UE sulla riduzione dell’incidenza di determinati prodotti di plastica sull’ambiente, e abroga la Direttiva 94/62/CE sugli Imballaggi e rifiuti di imballaggio.

Ma a cosa serve questo regolamento?

Il problema dei rifiuti

Partiamo dall’analisi di un dato, mediamente ogni anno solo in Europa, ogni cittadino dell'Unione genera 177 kg di rifiuti di imballaggio pro capite cioè 79,3 milioni di tonnellate di rifiuti in totale.

Altro problema rilevante è che il 40% della plastica e il 50% della carta utilizzati nell’UE sono destinati all’imballaggio. E questo solo nell’Unione Europea, figuriamoci nel resto del mondo.

La produzione di imballaggi provoca emissioni di C02 pari al totale delle emissioni di C02 che viene prodotta da un paese dell'UE medio-piccolo.

Se da un lato, il riutilizzo degli imballaggi è diminuito drasticamente negli ultimi dieci anni, nello stesso periodo i rifiuti derivanti dagli imballaggi sono aumentati di oltre il 20%.

Seguendo questo trend, se non verrà intrapresa alcuna azione di contenimento, queste cifre  aumenteranno di un altro 19% fino al 2030; e per i rifiuti di imballaggi in plastica l’aumento previsto è del 46%.

Il nuovo Regolamento sugli imballaggi, mira ad affrontare il problema dei rifiuti da imballaggio in costante crescita come è in costante crescita la frustrazione dei consumatori che sono costretti a fare una raccolta differenziata che spesso viene vanificata dalle aziende di smaltimento dei rifiuti non adeguatamente efficienti.

Motivi ed obiettivi della proposta

Ma quali sono gli obiettivi che si pone l’UE in materia?

Partiamo col dire che l'Unione Europea ha proposto un nuovo regolamento, noto come PPWR (Packaging and Packaging Waste Regulation), con lo scopo di rendere il packaging in Europa più facile da riutilizzare, non riciclare!

L'obiettivo primario è quello di ridurre il numero di imballaggi inutili e di conseguenza la quantità di rifiuti prodotti.

Così facendo la previsione è di una una graduale riduzione dei rifiuti per gli imballaggi in plastica del 10% entro il 2030, del 15% entro il 2035 e del 20% entro il 2040.

Oltre al principio primario delle tre "R" famose della sostenibilità (reduce, reuse, recycle), il regolamento vuole anche garantire che gli imballaggi siano riutilizzabili.

Cosa accade in Italia?

L’Italia, è tra i paesi principali che si oppongono al nuovo regolamento, temendo che potrebbe penalizzare diversi settori, dalla ristorazione alla distribuzione, mettendo a rischio il modello vincente italiano basato sul riciclo, che, però, d’altro canto non blocca la produzione dei rifiuti.

E’ a questo che sopperisce il regolamento con il quale si favorirà il packaging multiuso e riutilizzo dei contenitori.

La proposta della Commissione prevede specifici obiettivi UE obbligatori per le imprese: entro il 2030 e il 2040, rispettivamente il 20% e l’80% delle bevande fredde e calde dovranno essere vendute in contenitori che fanno parte di un sistema di vuoto a rendere, oppure dovrà essere data la possibilità ai consumatori di ricaricare i propri contenitori.

Sono poi inseriti sotto obiettivi per categorie specifiche: ad esempio, entro la fine del decennio, i venditori di birra al dettaglio dovrebbero adottare il refilling per il 10% dei loro prodotti e per il 20% entro il 2040.

O ancora, entro il 2030, il 10% degli imballaggi usati nelle consegne nell’e-commerce dovrà essere riutilizzabile.

L’etichettatura degli imballaggi, un problema di progettualità

Uno dei problemi maggiori degli imballaggi sono le etichette, sempre diverse tra loro, di non chiara lettura ed interpretazione e generatrici di confusione.

Una delle soluzioni relative a questo problema sarà quella di standardizzare queste etichette e in tal senso un ruolo primario lo avrà la progettazione.

Il regolamento UE sugli imballaggi, infatti, introduce una certa standardizzazione del formato per il packaging riutilizzabile e un’etichetta ad hoc che aiuti i consumatori a capire quali confezioni o imballaggi possono essere riutilizzati quali non potranno essere riutilizzati e quali andranno, infine, eventualmente riciclati.

L’etichetta dovrà anche indicare il materiale di cui è composto l’imballaggio e il flusso di rifiuti corrispondente.

Nel regolamento vi è anche la proposta di  target vincolanti per l’impiego di materie prime seconde.

Nel dettaglio dal 1° gennaio 2030, la parte in plastica dell’imballaggio dovrà contenere alcune percentuali minime di contenuto riciclato da plastica post consumo:un 30% per gli imballaggi sensibili al contatto costituiti da polietilene tereftalato (PET) come componente principale;10% per gli imballaggi sensibili al contatto realizzati con materiali plastici diversi dal PET, ad eccezione delle bottiglie per bevande in plastica monouso;30% per le bottiglie di plastica per bevande monouso;35% per tutti gli altri imballaggi.

Dal 1° gennaio 2040, poi,  la percentuale salirà al 50% per le prime due categorie, a 65% per le altre.

Le misure si applicherebbero sia ai prodotti europei sia a quelli importati e i produttori europei e non europei dovrebbero rispettare gli stessi obblighi.

Vedremo nei prossimi mesi quale sarà l’evoluzione di questo regolamento così complesso che però potrebbe portare alla risoluzione di molti problemi dovuti ad una produzione smodata di plastiche, imballaggi e affini che ad oggi affossano l’ambiente.

È necessario quindi procedere e rafforzare il modello virtuoso dell’economia circolare e del riciclo, affiancandolo al riuso di materiali già in circolazione puntando all’innovazione delle tecnologie e ad una maggiore sostenibilità ambientale, ponendoci nell’ottica di rafforzare la sostenibilità ambientale, economica e sociale, riducendo sia gli sprechi di materie prime sempre più scarse (acqua, energia, alimenti) sia la produzione di CO2.

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Marco D'Amico
Avvocato - Comitato Diritto Lexplain
Mi sono laureato all'Università Suor Orsola Benincasa di Napoli con una tesi in diritto amministrativo, materia nella quale mi sono poi specializzato. Collaboro dal 2009 con Aldo Sandulli, professore ordinario di diritto amministrativo presso l’Università Luiss Guido Carli. Sono Cultore della materia in diritto amministrativo presso l’università Suor Orsola Benincasa di Napoli. Nel 2010 ho partecipato alla costituzione della Rivista Giuridica MUNUS, sui Servizi Pubblici, fondata dai professori Aldo Sandulli e Giacinto della Cananea. Nel 2022 ho conseguito un master in Diritto Pubblico Europeo presso l’European Public and Law Organizzation e nel 2023 un master in Diritto Impresa e Sicurezza Agroalimentare con una tesi sulla tutela dei prodotti agroalimentari e del marchio “Made in Italy”presso l’Università di Modena e Reggio Emilia.
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