Quanto dovremmo pagare di affitto in base allo stipendio

Il canone degli affitti non dovrebbe superare il 35-40% della propria retribuzione netta. Gli affitti in Italia, però, costano sempre di più e per una sola stanza si possono pagare tranquillamente 600€ al mese. La situazione è critica soprattutto in città come Milano e Bologna, ma qualcosa potrebbe cambiare.

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11 Ottobre 2023
15:00
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Quanto dovremmo pagare di affitto in base allo stipendio
A cura di Sasha Rizzo
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Il caro affitti è un serio problema per il nostro Paese e costringe le persone a destinare ampie parti dei propri redditi al pagamento dell'affitto. Le cause di questo fenomeno sono diverse e la risoluzione di questa situazione non è semplice, ma il Governo sta pensando di intervenire.

Quanto si dovrebbe pagare in affitto?

Quando ci si avvicina al mondo degli affitti occorre considerare la retribuzione personale. Infatti, è importante che la spesa per l’affitto non si appropri di una fetta troppo grossa dello stipendio. In particolare, su Idealista, uno dei portali immobiliari più utilizzati per la ricerca di abitazioni in Italia, è indicato che non bisognerebbe destinare più del 35/40% della propria retribuzione netta per un affitto. In realtà, l'ideale sarebbe addirittura rispettare “la regola delle 40 volte”.

Cos’è la regola delle 40 volte?

È un semplice calcolo. In pratica, dividendo per 40 il proprio stipendio netto annuale si ottiene la quota ideale mensile che si dovrebbe spendere per l’affitto.

Vediamo qualche esempio con questa tabella:

Retribuzione annua netta Calcolo Affitto ideale
€ 18.000 18.000/40 € 450
€ 24.000 24.000/40 € 600
€ 30.000 30.000/40 € 750

Come si può vedere, con una retribuzione di 18.000€ netti annui, con la regola delle 40 volte dovremmo pagare 450€ al mese. Il fatto interessante è che 450 euro corrispondono al 30% di 18000€. Quindi, saremmo sotto il 35/40% che avevamo pattuito come massimo.

Quanto si paga in Italia in rapporto ai redditi?

Secondo Immobiliare.it, a Milano il 51% del reddito viene speso in affitti. Seguono Firenze con il 48% e Bologna con il 43%. Queste, ovviamente, sono medie, ci sono casi dove si può destinare all’affitto anche il 60% dello stipendio. È sufficiente immaginare il classico lavoratore che guadagna circa 1000€ al mese e ne deve destinare 600 all'affitto. In questi casi è impossibile rispettare la regola delle “40 volte”.

Perché c’è il caro affitti?

Le cause dell’aumento dei costi degli affitti sono diverse. Per esempio: inflazione, boom del turismo, rincaro dei mutui e rischi per chi affitta. Tutto questo ha portato molti proprietari a trasformare il proprio appartamento o la propria casa in un B&B.

Infatti, oltre al fatto che si guadagna di più, ci sono anche rischi minori di affittare a persone morose, che non pagano l’affitto e difficili da mandare via.

Inoltre, c’è anche un altro dato interessante e da tenere in considerazione: si legge, sempre su Idealista, che secondo l’AIGAB (l’Associazione Italiana Gestori Affitti brevi) il numero di case non utilizzate sarebbero 9,5 milioni, di cui solo 640 mila farebbero parte del circuito degli affitti brevi.

Quali sono le proposte messe sul tavolo dal Governo per risolvere il problema degli affitti?

È probabile che verrà introdotto un “Codice Identificativo Nazionale” per ogni immobile oggetto di locazione per finalità turistica, in modo da poter tracciare ogni abitazione. Questo è un provvedimento abbastanza restrittivo perché è collegato all’obbligo di rispettare una serie di regole. Per esempio, i proprietari non dovranno avere pendenze penali e le case a uso turistico dovranno essere dotate di impianti anti-incendio. Poi, nelle città italiane con più turismo (come Roma, Milano e Napoli) potrebbe essere imposto un numero minimo di due notti da trascorrere nell’alloggio affittato.

Quali sono i pro e i contro di questo Disegno di legge?

Se il Governo riuscirà nel suo intento agevolerà studenti, lavoratori e famiglie, perché per i proprietari delle case mettersi in regola sarà costoso e potrebbero quindi scegliere di destinare le proprietà agli affitti tradizionali.

Mentre, per i critici del Disegno di legge, il contro principale è il rischio di limitare il turismo e i conseguenti guadagni per chi ha investito in questo settore. Inoltre, esiste la questione delle case vuote e dei tanti edifici dismessi nel nostro Paese che potremmo riqualificare.

In conclusione, ancora non si sa quali saranno gli effettivi provvedimenti del Governo, ma quel che è certo è che questa situazione rischia di penalizzare chi ha meno risorse economiche, anche perché gli stipendi sono più o meno uguali a prima e le famiglie con meno disponibilità non possono permettersi di far studiare i figli in altre città, rischiando così di limitare fortemente le loro opportunità di costruirsi il futuro dei loro sogni.

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Sasha Rizzo
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Sono nato l’11 novembre del 1996 a Novi Ligure e ho la passione per l’economia fin da ragazzino. Infatti, ho frequentato ragioneria alle superiori e mi sono laureato a Genova in Economia Aziendale per poi specializzarmi in Management con la Magistrale. Oggi, con Lexplain ho unito la passione per l’economia a quella per la divulgazione.
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